E' ancora giusto che il prezzo del fotovoltaico dipenda dal gas?
Sommario
Nel mercato elettrico italiano il costo di produzione dell’energia fotovoltaica non determina necessariamente il prezzo al quale l’elettricità viene valorizzata sul mercato all’ingrosso. Il sistema europeo utilizza infatti un meccanismo di prezzo marginale: nelle diverse zone di mercato, il prezzo è determinato dall’offerta marginale necessaria a soddisfare la domanda. In Italia questo ruolo è ricoperto frequentemente dagli impianti alimentati a gas.
Lo Scenario Energetico 2026-002 dell’Ufficio Studi di Osservatorio Energia parte da una domanda destinata ad assumere crescente importanza con l’aumento della produzione rinnovabile: è ancora opportuno che il valore di riferimento dell’elettricità prodotta da fonti come fotovoltaico ed eolico risenta così fortemente del prezzo del gas?
Il rapporto affronta la questione sotto il profilo tecnico, economico e giuridico e sviluppa un esercizio contabile ex post relativo al periodo 2021-2025. La produzione italiana osservata di fotovoltaico, eolico e idroelettrico viene valorizzata attraverso benchmark convenzionali alternativi al PUN medio annuo, mantenendo invariate le altre quantità.
Nello scenario centrale emerge un differenziale lordo di valorizzazione nozionale di circa 48,4 miliardi di euro nel quinquennio. Il dato non rappresenta extraprofitti, risparmi conseguibili in bolletta o una stima della possibile riduzione del PUN: misura esclusivamente la distanza tra due diversi criteri convenzionali di valorizzazione.
La pubblicazione è rivolta a imprese, professionisti, operatori energetici e decisori interessati a comprendere il rapporto tra prezzo del gas, PUN, rinnovabili e riforma del mercato elettrico europeo, distinguendo ciò che sarebbe teoricamente possibile da ciò che è concretamente compatibile con l’attuale quadro europeo.
Introduzione
Tra il 2021 e il 2022 il costo fisico necessario a produrre un MWh da un impianto fotovoltaico già operativo non ha subito una trasformazione paragonabile a quella osservata sul mercato elettrico. Eppure il PUN medio italiano è passato da 125,46 €/MWh nel 2021 a 303,95 €/MWh nel 2022.
La spiegazione va cercata nel funzionamento del mercato.
L’elettricità non viene normalmente remunerata attribuendo a ogni tecnologia il proprio costo medio di produzione. Sul Mercato del Giorno Prima le offerte vengono ordinate secondo il cosiddetto merit order e il prezzo zonale deriva dall’incontro tra domanda e offerta. La tecnologia marginale necessaria per soddisfare la domanda può quindi esercitare una forte influenza sul prezzo.
In Italia questa tecnologia è molto spesso il gas. Nel 2024, secondo l’Indice di Tecnologia Marginale del GME richiamato dal rapporto, gli impianti a ciclo combinato a gas sono risultati marginali nel 61,4% delle ore.
È qui che nasce il problema analizzato dalla pubblicazione: con una quota crescente di produzione proveniente da fonti prive di combustibile, è ancora opportuno che la loro valorizzazione di mercato rimanga così esposta alle oscillazioni del gas?
Perché questo rapporto è utile
La pubblicazione è pensata per chi vuole andare oltre l’affermazione semplicistica secondo cui “il fotovoltaico costa poco ma viene pagato come il gas”.
Il rapporto permette di comprendere perché ciò avvenga, quale funzione svolga il prezzo marginale, quali siano i limiti di una sua eventuale sostituzione e quali strumenti stia invece privilegiando l’Unione europea.
È particolarmente utile per imprese e responsabili acquisti, energy manager, professionisti dell’energia, associazioni imprenditoriali, amministratori pubblici e lettori interessati all’evoluzione del mercato elettrico italiano.
FAQ
Perché il prezzo del fotovoltaico dipende dal prezzo del gas?
Perché nel mercato elettrico il prezzo non viene normalmente determinato dal costo medio di ogni singola tecnologia. Quando gli impianti a gas sono marginali, il loro costo può influenzare il prezzo di mercato anche dell’elettricità prodotta da fonti rinnovabili.
Che cos’è il prezzo marginale dell’elettricità?
È il prezzo risultante dall’incontro tra domanda e offerta nel mercato. Le offerte vengono ordinate e la tecnologia marginale necessaria a soddisfare la domanda contribuisce a determinare il prezzo zonale.
Quanto è stato il PUN nel 2022?
Nel 2022 il PUN medio annuo ha raggiunto 303,95 €/MWh, contro 125,46 €/MWh nel 2021. È l’anno eccezionale che incide maggiormente sui risultati del rapporto.
I 48,4 miliardi rappresentano extraprofitti delle rinnovabili?
No. Il valore di circa 48,4 miliardi di euro è un differenziale contabile nozionale ottenuto confrontando due criteri di valorizzazione. Non rappresenta extraprofitti, rendite nette o ricavi effettivamente percepiti dai produttori.
Con una riforma le bollette sarebbero diminuite di 48,4 miliardi?
No. Il rapporto non stima il risparmio controfattuale per i consumatori. Per farlo sarebbe necessario simulare il mercato ora per ora considerando prezzi zonali, capture price, contratti, incentivi, PPA, importazioni e reazioni degli operatori.
L’Italia può abolire autonomamente il prezzo marginale?
Non può semplicemente sostituire unilateralmente il meccanismo del mercato europeo integrato. Può però utilizzare strumenti nazionali compatibili con il diritto UE e favorire contratti di lungo periodo, PPA e CfD.
Che cosa sono i CfD a due vie?
I Contratti per Differenza stabiliscono un prezzo di riferimento di lungo periodo. Il produttore continua normalmente a operare sul mercato, mentre successivi regolamenti finanziari compensano le differenze rispetto allo strike price secondo le regole previste dal contratto.
