Ha senso abbandonare il gas per produrre calore nelle PMI?
Sommario
Il calore rappresenta una componente importante dei consumi energetici di molte imprese italiane, ma riceve spesso meno attenzione dell’elettricità. In comparti manifatturieri ad alta domanda termica, come tessile, alimentare e ceramica, riscaldamento, acqua calda di processo ed essiccazione possono incidere in misura molto rilevante sulla spesa energetica. Da qui una domanda sempre più attuale: ha senso per una PMI abbandonare il gas e passare a una fonte rinnovabile per produrre calore?
Il Rapporto ROE 2026-005 dell’Ufficio Studi di Osservatorio Energia affronta il problema confrontando tre alternative mature: pompe di calore, solare termico e biomassa. L’analisi considera il costo livellato del calore (LCOH), la struttura dei costi, le differenze climatiche, la dimensione del fabbisogno termico e i tempi di rientro dell’investimento.
Particolare attenzione è dedicata al Conto Termico 3.0, che può modificare significativamente l’economia degli interventi, ma il cui incentivo effettivo deve essere verificato sul singolo progetto secondo le Regole Applicative GSE. Il rapporto distingue inoltre due problemi economici differenti: la scelta fra impianti completamente nuovi e il retrofit di un sistema nel quale la caldaia a gas esiste già.
Il documento è rivolto a PMI, imprenditori, energy manager, responsabili tecnici e consulenti che vogliono effettuare un primo screening delle alternative disponibili. Non propone una tecnologia vincente in assoluto: mostra invece perché consumo annuo, temperatura richiesta, COP, disponibilità di spazio, autoconsumo fotovoltaico, incentivi e caratteristiche del processo possono cambiare radicalmente la risposta.
Introduzione
Quando un’impresa pensa alla riduzione dei propri costi energetici, l’attenzione si concentra spesso sull’elettricità: contratto di fornitura, fotovoltaico, illuminazione LED, motori e altri interventi di efficientamento.
In molte attività produttive, però, una parte decisiva dell’energia viene utilizzata sotto forma di calore.
Riscaldare gli ambienti, produrre acqua calda, essiccare materiali o alimentare processi termici può rappresentare una quota molto consistente del fabbisogno energetico. Nei comparti caratterizzati da forte domanda termica, il rapporto evidenzia che questa componente può arrivare, in alcuni casi, nell’ordine del 40–60% della bolletta energetica.
Gran parte di questo calore viene ancora prodotta mediante gas naturale.
La questione, quindi, non è semplicemente se esistano tecnologie alternative. Pompe di calore, collettori solari termici e caldaie a biomassa sono soluzioni già mature. Il problema è capire quando la loro adozione sia tecnicamente ed economicamente giustificata.
La risposta non può essere uguale per tutte le aziende. Una tecnologia conveniente per un processo continuo a bassa temperatura può risultare poco adatta a un’altra impresa. Persino due stabilimenti con lo stesso consumo termico annuo possono arrivare a conclusioni differenti se cambiano temperatura di processo, profilo orario, clima, disponibilità di superficie o accesso agli incentivi.
È precisamente questo il problema affrontato dal ROE 2026-005.
Perché questo rapporto è utile
Il ROE 2026-005 è utile soprattutto nella fase che precede la richiesta di preventivi e il dimensionamento definitivo.
Permette a imprenditori e responsabili energetici di comprendere quali variabili chiedere ai progettisti e quali confronti evitare.
È particolarmente indicato per imprese che:
- utilizzano quantità significative di gas per riscaldamento o produzione di calore;
- devono sostituire una caldaia esistente;
- stanno valutando pompe di calore, biomassa o solare termico;
- possiedono già un impianto fotovoltaico e vogliono aumentarne l’autoconsumo;
- vogliono capire l’effetto economico potenziale del Conto Termico 3.0;
- desiderano effettuare un primo confronto tecnico-economico prima di commissionare un progetto.
Il suo principale vantaggio è proprio quello di non proporre una soluzione predefinita. Le tecnologie vengono confrontate utilizzando lo stesso quadro economico, dichiarandone ipotesi e limiti.
FAQ
Conviene sostituire una caldaia a gas con una pompa di calore in una PMI?
Non sempre. Nel caso-base del rapporto, con elettricità a 23 c€/kWh e gas a 6,2 c€/kWh, il pareggio sul solo costo energetico richiede un COP stagionale di circa 3,4. Temperatura di mandata, clima, profilo di utilizzo e costo dell’elettricità sono quindi determinanti.
Una pompa di calore conviene di più con il fotovoltaico?
L’autoconsumo fotovoltaico può ridurre sensibilmente il costo dell’elettricità utilizzata dalla pompa di calore. Nel rapporto, con il 55% di copertura FV, la soglia di pareggio energetico scende a circa 2,3. Lo scenario considera però il fotovoltaico già disponibile e non il costo di un nuovo impianto FV.
Solare termico o pompa di calore: quale conviene a un’azienda?
Dipende dal fabbisogno e dalle caratteristiche del sito. Nel caso-base analizzato, il solare termico presenta tempi di rientro inferiori, ma richiede superficie disponibile e una domanda termica compatibile. La pompa di calore può offrire altri vantaggi, compresa la possibilità di climatizzazione estiva.
La biomassa conviene ancora alle PMI?
Può essere competitiva, soprattutto per fabbisogni termici consistenti. Occorre però considerare disponibilità e prezzo del combustibile, spazio di stoccaggio, logistica, manutenzione, emissioni e requisiti per l’accesso agli incentivi.
Quanto incide il Conto Termico 3.0 sulla convenienza?
Può incidere significativamente, soprattutto sulle tecnologie con elevato investimento iniziale. Il rapporto utilizza aliquote semplificate per confrontare gli scenari; l’incentivo realmente riconosciuto dal GSE deve essere calcolato per lo specifico progetto.
Il clima influenza la convenienza della pompa di calore?
Sì. Nel modello del rapporto il LCOH della pompa di calore al Nord risulta circa il 17–20% superiore rispetto al Sud. Tuttavia, la temperatura di mandata e le caratteristiche dell’impianto possono essere persino più importanti della posizione geografica.
Conviene eliminare completamente la caldaia a gas?
Non necessariamente. In alcuni casi un sistema ibrido può rappresentare una soluzione meno rischiosa: la tecnologia rinnovabile soddisfa il carico di base e la caldaia esistente rimane disponibile per i picchi o come backup.
