Risparmi energetici nelle PMI: perché non si sommano
Sommario
Quando un’impresa pianifica più interventi energetici contemporaneamente, è naturale stimarne il beneficio complessivo sommando i risparmi attesi da ciascuna misura. Ma questa operazione, apparentemente intuitiva, può portare a risultati troppo ottimistici.
Il Quaderno “Non-additività dei risparmi energetici nelle PMI: una nota metodologica” analizza proprio questo problema, concentrandosi su tre grandi famiglie di intervento: ottimizzazione gestionale delle utenze e dei consumi, efficientamento degli impianti e generazione rinnovabile in sito destinata all’autoconsumo.
Quando due o più misure agiscono sulla stessa base energetica, infatti, una parte del beneficio attribuito separatamente a ciascun intervento può sovrapporsi a quello degli altri. Nei sei casi aziendali esaminati nel Quaderno, la perdita rispetto alla semplice somma dei risparmi individuali risulta compresa tra circa il 12% e il 28%.
La pubblicazione propone un modello empirico preliminare per rappresentare questa non-additività e introduce un apposito indice di non-additività, ηint, utile per descrivere quanto il risultato complessivo si discosti dall’ipotesi di perfetta additività.
Il Quaderno è rivolto a imprese, energy manager, consulenti energetici, ESCo e professionisti chiamati a valutare interventi multipli e a costruire business plan energetici realistici.
Nel documento completo il lettore trova la formulazione matematica del problema, l’analisi dei sei casi studio, un esempio numerico dettagliato, il modello operativo proposto, quattro figure interpretative, le limitazioni metodologiche e le indicazioni per una futura validazione su un campione più ampio di PMI.
Introduzione
Un’impresa decide di intervenire contemporaneamente sulla gestione dei consumi, sull’efficienza degli impianti e sull’autoproduzione da fonti rinnovabili. Per ciascuna misura viene stimato un certo beneficio energetico. È corretto sommare semplicemente i tre valori per conoscere il risultato complessivo?
Non necessariamente.
Il problema nasce dal fatto che interventi differenti possono agire, almeno in parte, sugli stessi consumi o sugli stessi prelievi dalla rete. Una misura modifica quindi la base sulla quale un’altra misura avrebbe prodotto il proprio beneficio.
È questo il concetto di non-additività dei risparmi energetici.
Un esempio elementare aiuta a comprenderlo. Il Quaderno considera una base di 1.000 MWh/anno e tre interventi che, valutati singolarmente, permetterebbero di ottenere rispettivamente 100, 200 e 150 MWh/anno di beneficio. La loro somma è 450 MWh. Se però gli interventi vengono rappresentati come riduzioni successive della medesima base energetica residua, il risparmio complessivo scende a 388 MWh: 62 MWh in meno, pari a una perdita del 13,8% rispetto alla somma additiva.
La questione non è soltanto matematica. Una sovrastima del risparmio può riflettersi sulla valutazione economica degli investimenti, sui tempi di ritorno attesi e, in ultima analisi, sulle decisioni dell’impresa.
Perché questo Quaderno è utile
La pubblicazione è particolarmente utile quando si sta valutando un portafoglio di due o più interventi energetici e si vuole evitare che la previsione complessiva derivi da una semplice somma di stime elaborate separatamente.
È destinata a imprenditori e responsabili aziendali che devono valutare investimenti energetici, ma anche a energy manager, consulenti, ESCo e professionisti che elaborano diagnosi, studi di fattibilità e business plan.
Il suo valore principale non consiste nel fornire una percentuale universale da sottrarre ai risparmi previsti. Al contrario, il Quaderno mostra perché una correzione universale sarebbe metodologicamente debole e propone un quadro quantitativo sul quale costruire analisi future più robuste.
FAQ
I risparmi di più interventi energetici si possono sommare?
Non sempre. Se gli interventi agiscono sulla stessa base energetica o sugli stessi profili di prelievo, una parte dei benefici può sovrapporsi. La semplice somma può quindi sovrastimare il risparmio complessivo.
Che cos’è la non-additività dei risparmi energetici?
È il fenomeno per cui il beneficio ottenuto combinando più interventi risulta diverso dalla somma dei benefici che ciascun intervento produrrebbe se realizzato isolatamente.
Quanto può incidere la non-additività?
Nei sei casi studio analizzati nel Quaderno, la perdita rispetto alla somma additiva è compresa tra circa il 12% e il 28%. Questo intervallo riguarda esclusivamente i casi studiati e non può essere generalizzato a tutte le PMI.
Che cos’è l’indice ηint?
È il rapporto tra il risparmio complessivo di riferimento e la somma dei risparmi nominali individuali. Un valore pari a 1 corrisponde alla perfetta additività; valori inferiori indicano una crescente non-additività.
Il modello può prevedere esattamente il risparmio di una PMI?
No. Il modello è presentato come empirico e preliminare. È stato calibrato su sei casi e necessita di validazione su un campione indipendente molto più ampio prima di poter essere utilizzato come modello predittivo generalizzabile.
Fotovoltaico ed efficientamento energetico possono sovrapporsi?
Sì. L’efficientamento può modificare il profilo di consumo sul quale viene valutato l’autoconsumo fotovoltaico. L’entità effettiva dell’interazione dipende anche dai profili temporali di carico e produzione.
Perché la non-additività è importante in un business plan energetico?
Perché una sovrastima dei risparmi può produrre previsioni economiche eccessivamente favorevoli, influenzando tempi di ritorno e convenienza dell’investimento.
A chi è rivolto questo Quaderno?
A PMI, imprenditori, energy manager, consulenti energetici, ESCo e professionisti che devono analizzare o pianificare portafogli di interventi energetici.
Citazione: Osservatorio Energia – Associazione di Imprese. (2026).
